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Conii, punzoni e bulini
Il conio rappresenta il sigillo dell’autorità emittente (stato, città, famiglia o personaggio) che trasforma il semplice metallo a peso in circolante legale e di valore stabilito. Nelle emissioni più antiche, le raffigurazioni erano incise solo sul conio di incudine (solitamente il dritto della moneta), mentre il punzone superiore serviva a tenere fermo il tondello per ricevere il colpo di martello: da questa consuetudine derivano, ad esempio, i tipi monetali con il quadrato incuso. Successivamente, anche il punzone superiore venne occupato da segni di valore, iscrizioni, figure sempre più articolate.Nel medioevo italiano, i conii di incudine e di martello presero i nomi di pila torsello, il primo era fissato ad un basamento di legno, talvolta contenente una semisfera di pietra ed una camicia in piombo in modo da assorbire i colpi, mentre l’altro disponeva di un manico sufficientemente lungo da permetterne l’impugnatura manuale. La realizzazione dei conii mediante incisione diretta per mezzo di bulini, ceselli e trapani rappresenta uno dei procedimenti più longevi nell’ambito della tecnica monetaria infatti, questo metodo artistico-artigianale non ebbe rivali fino all’introduzione del pantografo nel XIX secolo. Il blocco metallico da cui trarre il conio veniva dapprima arroventato, quindi lasciato raffreddare lentamente per stemperarlo dall’indurimento della forgiatura, levigato e delimitato nelle sue aree mediante un compasso; le circonferenze concentriche, poste a distanze opportune, servivano a separare la corona esterna riservata alle iscrizioni dalla parte contenente figure, ritratti, stemmi e simboli. Via via che l’incisione procedeva, si provava l’effetto premendo sul conio un impasto di cera e nerofumo e, alla fine, il conio veniva ritoccato, lisciato e se d’acciaio, sottoposto alla tempera. Nonostante l’indurimento, tuttavia, i conii subivano sollecitazioni tali da rendevano necessaria la loro progressiva sostituzione. Secondo alcuni esperimenti, la vita media di un conio di martello era di circa 8000 colpi, mentre un conio di incudine poteva produrre da 10000 a 16000 monete, ma solo se il tondello era stato preventivamente arroventato; in caso contrario, la maggior durezza del metallo da monetare avrebbe potuto anche dimezzare la vita dei conii. Nel ciclo produttivo delle antiche zecche erano impiegati un buon numero di utensili, bulini con punte di più tipi, trapani di varie grandezze, senza dimenticare i martelli, che erano indispensabili non solo per la battitura ma anche per spianare le lastre e rendere regolari i tondelli. 
 
   
   
Punzoni, bulini e altri utensili impiegati nella creazione di monete e medaglie
in una stampa francese risalente al XIX secolo

Allo stesso scopo erano usate lime e taglioli, avendo sempre cura di recuperare la polvere e i frammenti di metallo prezioso asportati. Un’ulteriore, importante categoria di strumenti, era infine costituita dai punzoni mobili, entrati in uso già dall’impero romano (III secolo dopo Cristo): si trattava di una sorta di ceselli che lavoravano sulla matrice del conio per percussione e recavano, nelle punte, figure, lettere, numeri o loro parti. L’utilità della punzoneria di zecca si rivelò notevole, specie se si pensa che con due soli punzoni a semicerchio e altrettanti punzoni lineari di grandezze differenti si potevano formare gran parte delle lettere dell’alfabeto, lasciando ad utensili dedicati o all’incisione a bulino il compito di scavare in negativo i simboli o le raffigurazioni più elaborate. Non è raro, infine, che anche figure complesse come il San Martino a cavallo effigiato sugli scudi lucchesi del XVIII secolo, venissero composte usando punzoni in grado di imprimere, ciascuno, una porzione differente del soggetto iconografico. Alla serie dei punzoni, in questi casi, era spesso allegato un vero e proprio foglio istruzioni per la composizione del soggetto finale.

 

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