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La coniazione meccanizzata e il torchio a bilanciere
Definito, fin dalla sua comparsa, rivoluzionario e geniale, il torchio a bilanciere segna la definitiva diffusione della coniazione meccanizzata dopo i primi tentativi, fatti alla metà del XVI secolo, di combinare in macchine a conii rotanti il mulino di origine medievale con il laminatoio di ispirazione leonardesca..
La paternità del torchio a vite è ancora incerta, anche se è evidente sua una derivazione dai torchi tipografici: alcuni lo attribuiscono al francese Aubin Olivier, che lo avrebbe ideato attorno al 1530, altri al suo connazionale Nicolas Briot che, invece, lo avrebbe perfezionato circa un secolo più tardi, durante il regno di Luigi XIII. Sappiamo, infatti, che nel 1617 Henry Poulain, presidente della Corte delle Monete del regno di Francia, fece di tutto per gettare discernito sulla macchina di Briot che, in seguito, venne realizzata in Inghilterra. L’idea del meccanismo a bilanciere, ad ogni modo, sarebbe da attribuire, come per il tagliolo ed il laminatoio, ad alcuni artigiani operanti a Norimberga del XVI secolo.
Inizialmente considerato inefficiente ed antieconomico (soprattutto dalle maestranze che vedevano minacciato il proprio posto di lavoro) il torchio da conio, dopo alcuni esperimenti, si diffuse in tutte le zecche d’Europa dove la battitura tradizionale continuò solo per alcuni nominali minori, in casi d’emergenza o per consolidate tradizioni come quella legata allo zecchino veneto in oro. La coniazione a martello fu abbandonata a Roma nel 1634, in Francia nel 1643 ed in Inghilterra nel 1662.
 
 
Torchio usato dall’Antica Zecca di Lucca


 
L’aspetto e il principio di funzionamento di un torchio da coniazione sono piuttosto semplici. La struttura portante è costituita da una solida base piana sulla quale è fissato un arco di ferro fuso o ghisa al quale è vincolato, mediante filettatura, un perno verticale lavorato a vite. Il perno costituisce l’asse del bilanciere: sull’estremità superiore è saldato il braccio, terminante con due sfere di piombo poste ad uguale distanza dal perno, mentre sull’estremità inferiore è incastrato uno dei due conii, essendo l’altro vincolato alla base della struttura. La vite, ruotando per effetto delle masse poste sul braccio, acquista da esse energia cinetica che si scarica sul tondello metallico posto tra i due conii, imprimendovi le impronte della moneta o della medaglia.
I vantaggi della coniazione al torchio in luogo di quella a martello sono evidenti e molteplici: innanzi tutto, vi è una maggiore uniformità del prodotto, unita ad un’economicità determinata dal minor tempo di battitura e dalla minor mano d’opera necessaria; in ultimo, la moneta coniata al torchio è molto più difficile da falsificare ed assai più bella di quella coniata a mano.
 
Torchio a bilanciere, fustellatrice e altri macchinari da coniazione
in una stampa inglese del XIX secolo
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