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La storia

 

 

 

 

 

 

Breve Storia della Moneta
 
 
 
Le Origini - La nascita della moneta metallica ha rappresentato lo svincolo dal regime del baratto che l’aveva preceduta.
Furono i Sumeri, che nel IV millennio a.C. introdussero la scrittura, a stabilire di scegliere il metallo a peso come merce privilegiata adatta a divenire bene di riferimento per la definizione del valore delle merci. I metalli prescelti furono l’oro, sacro al dio solare, e l’argento, consacrato alla luna; il rapporto di valore tra i due metalli fu stabilito in uno a tredici e un terzo, corrispondente al rapporto astronomico tra la durata dell’anno solare e del mese lunare.
I Sumeri adottarono come base delle loro valutazioni il numero dodici, poiché divisibile per tre e per quattro. Inoltre, allo scopo di materializzare il concetto astratto del numero, fu presa a base la libbra d’argento, detta poi con il nome latinizzato "mina". Il suo multiplo fu il "talento", pari a sessanta libbre d’argento; la mina fu divisa, a sua volta, in sessanta "sicli" corrispondenti ciascuno a 180 grani di frumento.
I metalli preziosi restavano gelosamente custoditi all’interno dei templi dove i sacerdoti espletavano l’operazione che regolava gli scambi di merce e i contratti, recuperando anche la parte di valore che doveva essere riservata alle autorità.
Tale concetto di denaro aveva sempre e soltanto un carattere astratto; infatti, ai "talenti", alle "mine" ed ai "sicli" non corrispondevano effettive monete e pertanto era logico e scontato il senso di disagio che avvertivano le persone, che non potevano vedere materialmente il valore del loro prodotto.
I Fenici effettuavano scambi con gli indigeni dell’Africa occidentale, ricorrendo ad un sistema più tangibile ed immediato. Essi erano soliti allineare sulla spiaggia quanto volevano offrire, ritirandosi poi sulle loro navi. Gli indigeni allora osservavano ciò che veniva loro offerto e ponevano accanto ad ogni tipo di merce il quantitativo di polvere d’oro che ritenevano adeguato allo scambio, e si ritiravano a loro volta. Se i Fenici erano d’accordo, si prendevano l’oro e lo scambio era concluso; in caso contrario, l’operazione veniva ripetuta fino a quando essa risultava di reciproco gradimento.
La prima soluzione alla naturale aspirazione di “materializzare e formalizzare il valore delle merci” si ebbe a Babilonia dove si fa riferimento a pesi fissi d’argento, sostituiti poi da pesi di rame e quindi di bronzo, dalla curiosa ed enigmatica forma d’anatra. Ma è nella Grecia che troviamo la prima moneta, anche se si concretizza in uno strano modo, ovvero in "spiedi di ferro" lunghi poco più di un metro, che venivano dati inizialmente ai giudici in compenso della loro opera prestata in giudizio. Ciascuno di questi spiedi, detti "obelos", davano diritto a ritirare un pezzo di carne della vittima immolata; lo stesso compenso spettava ai semplici cittadini quando detti spiedi erano loro concessi in occasione di feste o cerimonie.
Ad un certo momento, tuttavia, questa poco maneggevole forma di oggetto paramonetale subisce una netta variazione; nella Lidia, territorio compreso tra Bulgaria, Romania e Grecia, appaiono, tra il nella seconda metà del VII secolo a.C., dei globetti metallici di varie dimensioni, su cui il Re aveva fatto apporre il proprio sigillo. Questi oggetti erano di elettro, una lega d’oro e d’argento, ma ben presto furono sostituiti da altri in oro puro. Ciò accadeva nel VI secolo, sotto il regno di Creso (561-546 a.C.), famoso per le sue straordinarie ricchezze.
Nella Grecia vera e propria, il nome della moneta base non varia molto da quelllo che indicava il primitivo spiedo: l’ "obelos" diventa "obolos", e l’ "obolo d’argento" è appunto l’unità monetaria greca che, raggruppata in numero di sei, dava origine alla "dracma". I pesi della dracma variano, a seconda delle epoche, da 4,3 g a 4,0 g e la dracma va a rappresentare la centesima parte dell’antica "mina" dei Sumeri.
A questa trasformazione radicale del mezzo di scambio corrisponde anche un profondo cambiamento nella vita sociale dei popoli. Ad una prima fase agricola e pastorizia succede una vita commerciale sempre più intensa per cui le popolazioni si trasferiscono lentamente dalle campagne verso quegli agglomerati che daranno poi vita alle future città. Se la civiltà dei tempi di Omero evidenziava l’importanza di un uomo dal numero dei capi di bestiame posseduti, ben presto il bestiame cede il posto a quel mezzo che tutto può barattare, la moneta, che permette inoltre lo scambio di beni lontani tra loro.
 
 
Alle radici del nome "moneta" – Secondo M. Babelon e secondo molti altri studiosi "moneta" era in tempi antichi il nome di una divinità italiota, Giunone Moneta, che aveva il suo tempio nella cittadella del Campidoglio. Nel 345 a.C. il tempio fu ingrandito e nel 269 a.C. vi si pose la zecca che coniò i primi denari d’argento. Essa fu edificata al posto della casa di quel Manlio che nel 396 a.C. aveva dato l’allarme, risvegliato dal grido delle oche che venivano allevate in onore della Dea, al sopraggiungere dei Galli assalitori. Questa zecca fu posta sotto la protezione della Dea Moneta, perché era là che si custodiva il tesoro e quanto i romani avevano riportato dalla presa di Taranto e dalla conquista dell’Italia meridionale. E’ così che il nome della dea passò nel linguaggio popolare al prodotto della zecca posta sotto la sua protezione e poi alla zecca stessa. Del tempio di Giunone Moneta e dell’officina monetaria, può dirsi certa l’ubicazione sull’arce, dove sorge ora la chiesa di S.M. in Aracoeli. Una seconda teoria vuole che il termine sia un aggettivo derivante dal punico, corrispondente a "machanat" o "am machanat": parola che si legge nei Tetradrammi punici correnti in Sicilia nel IV e V sec. a.C. e che significa accampamento, esercito. Quindi Moneta, secondo questa teoria, risulta essere la traduzione latina per tramite della forma greca della sopracitata parola semitica.