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La moneta medievale
Attraverso lo studio della monetazione medievale è possibile ripercorrere la gloriosa storia dei Comuni, delle Repubbliche Marinare e delle Signorie che hanno dato vita, nei secoli, a centinaia di zecche. Politicamente, in linea di principio, dall’autorità imperiale il diritto di conio si trasferisce ai rappresentanti laici ed ecclesiastici di quelle famiglie e di quelle organizzazioni a carattere comunale che formano l’ossatura dell’intero panorama storico della penisola, anche se non mancano esempi di zecche usurpate o aperte senza concessione. Sotto il profilo tecnico, la novità più importante è il ritorno nel XIII secolo, ovvero in pieno periodo comunale, alla coniazione contemporanea dell’oro, dell’argento e della mistura di rame, dopo quella circolazione monometallica basata sull’argento che era stata imposta in periodo carolingio.
Le caratteristiche tipologiche delle monete di questo periodo sono molto varie e con caratteri piuttosto marcati che le differenziano le une dalle altre. Per alcune di queste monete, le rappresentazioni realizzate su di esse si ripetono con una tale costanza da rasentare la monotonia. Sul "genovino" troviamo il castello e la croce, sul "fiorino" il giglio e San Giovanni Battista, e sullo "zecchino" il Doge genuflesso davanti a San Marco. Da rilevare, comunque, la prevalenza del soggetto religioso nelle varie coniazioni.
 
 
 
 
 
 
Firenze – Fiorino d’oro risalente al 1329 (2,57 gr, 21 mm)