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Rinascimento e moneta
In questa straordinaria fase storica dello spirito e dell’ingegno umano, quando l’appassionata ricerca lo studio delle origini permisero la riscoperta dei grandi classici, le arti figurative conobbero una fioritura insuperata.
La ricerca del bello e l’adozione di nuovi canoni estetici produce risultati straordinari. I Principi, abbigliati con vesti preziose, vivono in palazzi sempre più belli, arredati con gusto, alle cui pareti cominciano ad apparire dipinti destinati a diventare capolavori assoluti. Tutto ciò che è destinato all’uso comune viene eseguito con cura ed è arricchito ed abbellito secondo la nuova estetica.
Contemporaneamente nasce la grande medaglistica di Pisanello, Sperandio e di Matteo de’ Pasti e, in tale contesto, anche la moneta si adegua al nuovo gusto. Nelle grandi e nelle piccole corti si afferma il desiderio di far conoscere, attraverso la circolazione monetaria, l’immagine del Principe, mentre la diffusione del doppio ducato e, soprattutto, del testone darà vita ad una galleria di ritratti senza precedenti. Naturalmente, questi Signori, così inclini alla bellezza ed alla ricerca estetica, non potevano contentarsi dei semplici intagliatori di conii in zecca e, visto il successo ottenuto dalle emissioni con ritratto, nessun Principe rinunciò più alla moda di apporre la propria effigie sulle monete e così, anche nel "gran cinquecento", rivolgensosi ai migliori artisti per ottenere monete sempre più realistiche e belle. I nomi di questo periodo sono tra i più noti dell’epoca, e vanno da Benvenuto Cellini a Pastorino da Siena, passando per Jacopo da Trezzo e Leone Leoni, Alessandro Cesati e Pier Paolo Galeotti, per non citarne che alcuni. Questo spiega facilmente perché la serie rinascimentale e cinquecentesca non abbia eguali per ricchezza e splendore in tutta la storia medievale d’Europa.
Così anche la moneta, affermazione di una sovranità e testimonianza metallica allineata con l’espresione artistica e la cultura dell’epoca, trova rinnovati valori figurativi e letterari. Infatti, mentre il pensiero Rinascimentale porta ad una mutata concezione compositiva del tondo, si affermano sui campi delle monete (spazio lasciato libero da figurazioni e da leggende) oltre agli stemmi araldici, il ritratto del Principe e raffigurazioni a carattere mitologico, simbolico, evocativo.