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La moneta in Italia: Magna Grecia e Sicilia
Le più antiche monete ascrivibili alla nostra penisola sono quelle della Sicilia e della Magna Grecia. Si tratta, comunque, di una derivazione della monetazione delle “polis” greche che comprende coniazioni in oro, argento e bronzo, fatte sotto la diretta influenza dell’economia e dell’arte della madrepatria tra VII secolo avanti Cristo e II dopo Cristo. La sequenza in argento è quella che vanta i pezzi di più alto pregio artistico, come i rari nominali di Siracusa degli incisori Cimone ed Eveneto.
 
 
 
 
 
Siracusa - Tetradramma in argento risalente al 405 a.C. (17,4 gr, 26,2 mm)
 
 
Le prime monete non hanno un’origine locale. Infatti nelle colonie della Magna Grecia e nella Sicilia circolavano già dal 550 a.C. le monete arcaiche di stile prettamente greco, quando a Roma vigeva ancora il baratto ed aveva fatto la sua apparizione l’ "aes rude", cioè il bronzo informe e senza contromarca. Di queste monete greche, tipiche per la vigoria delle figure, alcune presentano in incuso, al rovescio, lo stesso soggetto che è in rilievo sul diritto. Il secondo periodo, che va dal 480 al 415 a.C., è considerato di transizione e prelude ai capolavori di incisione che verranno in seguito. Il terzo periodo (415-346 a.C.) ed il quarto (346-280 a.C.) sono detti dell’arte eccelsa, e solo verso la fine di quest’ultimo, la figura perde un po’ della morbidezza iniziale, ma in compenso diventa più realistica. Con il quinto periodo, tra il 280 ed il 210 a.C., ha inizio un certo declino artistico, mentre con il sesto, in seguito all’occupazione romana, ha termine, tranne che per il bronzo, la gloriosa serie della moneta magnogreca.