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Roma imperiale

 

Erede diretta delle serie italiche è la splendida monetazione di Roma che, numismaticamente, può essere suddivisa in due grandi raggruppamenti: il repubblicano e l’imperiale. Queste monete, succedendosi senza interruzione per secoli, danno corpo a quelle superbe raccolte che presentano aurei, denari, sesterzi, dupondi, assi, antoniniani, solidi, silique, miliarensi e così via.
La monetazione romana è caratterizzata da numerosissime scene religiose, politiche e sociali con scritte di altissimo livello espressivo. Nel periodo repubblicano, anche se troviamo monete in oro ed in bronzo, il circolante per eccellenza è costituito dalle monete in argento, e tra queste il denario, che, coniato a partire dal 269 a.C., diventa l’emblema ed il simbolo della Repubblica.
Il denario è coniato da appositi magistrati preposti alla monetazione, e sono ben 181 le famiglie che hanno fornito durante la Repubblica i funzionari per tale ambita carica. Le prime emissioni di denari sono legate a rappresentazioni di carattere religioso come la Dea Roma, Apollo, i Dioscuri, bighe e quadrighe guidate da Giove, da Marte e dalla Vittoria che si alternano sulle due facce della moneta. In seguito, agli dei si sostituiscono scene varie e personaggi molte volte collegati ai magistrati, con più o meno ipotetici loro progenitori, mentre le iniziali o gl’interni nominativi degli stessi magistrati compaiono sulle monete che prima risultavano anonime, in quanto venivano battute in nome ed in virtù dei decreti del popolo, che riunito nei comizi ne decretava l’emissione.
Nel secondo anno dopo Cristo, Ottaviano assume il titolo di "Pater Patriae" quasi a convalidare la nuova figura di Capo dello Stato; l’intera emissione delle monete in oro ed in argento viene devoluta all’autorità imperiale, mentre al Senato è demandata la coniazione del solo bronzo, contraddistinta dalla sigla "S C", “Senatus Consulto”, ovvero "con l’approvazione del Senato".
Attraverso la monetazione di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto, si passa dalle monete repubblicane a quelle imperiali, che si differenziano tra loro per un fatto basilare: mentre tra le prime prevalgono nettamente quelle coniate in argento, tra le seconde l’oro e il bronzo si affermano svolgendo i compiti assegnati nelle fasce superiori ed inferiori a quella riservata all’argento.
Inoltre le monete repubblicane, coniate dai magistrati monetari, presentano raffigurazioni prevalentemente a carattere religioso; la sequenza imperiale, oltre a presentare una ricchissima varietà di tipi, si distingue per alcune sue caratteristiche quali la potenza del ritratto, il contenuto delle scene rappresentate sui rovesci e l’incisività delle diciture. L’iconografia, improntata a criteri realistici e della massima espressività, non trova riscontro in altre monetazioni e, anche a detrimento del fattore estetico, fornisce una successione d’immagini inconfondibili e che presto diventano familiari al numismatico. Le raffigurazioni impresse sui rovesci, oltre ad evidenziare le espressioni più varie della vita sociale, religiosa, militare ed economica di Roma e delle vicende della famiglia imperiale, danno modo di seguire gli avvenimenti in modo assolutamente realistico e dettagliato.
Altra peculiarità di questa monetazione è la grafia che, con il suo inconfondibile stile, conferisce la massima efficacia alle diciture che quasi costantemente accompagnano le scene rappresentate sulle monete.
La monetazione romana ha una notevole importanza sia per la visione che offre degli avvenimenti storici sia perché dai primitivi assi librali (335 a.C.) fino all’ultimo bronzo, un “quinario” dell’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, costituisce una sequenza che si snoda per otto secoli di storia.
 
 
 
 
 
  
Sesterzio in bronzo di Galba risalente al 68-69 d.C. (27,7 gr, 31 mm)