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Fondo Artistico Luigi Giorgi

Un patrimonio recuperato

 

Il “Fondo artistico Luigi Giorgi” pervenne alla “Pia Casa di Beneficenza” di Lucca alla morte dell’artista, probabilmente su iniziativa della figlia Giorgina che conosceva il legame e il debito di gratitudine che il padre aveva con l’istituzione caritativa della sua città. Allo stesso modo, presso la “Pia Casa” fu anche istituito un fondo finanziario per premiare gli allievi meritevoli e favorirne gli studi e l’inserimento nel mondo del lavoro.
Il “Fondo Luigi Giorgi”, composto da circa 450 oggetti tra medaglie, modelli in cera e in gesso, fusioni in bronzo, piccoli calchi di gioielleria, impronte in ceralacca, disegni e fotografie venne in seguito dimenticato fino a quando, nel 1970, fu realizzata la prima “Eesposizione degli incisori lucchesi” in occasione della quale fu redatto quello che, fino a pochi mesi fa, era l’unico tentativo di catalogo dei materiali. Dopo tale evento, tuttavia, il “Fondo artistico Luigi Giorgi” rimase in condizioni di abbandono tanto che quando, nel 2004, i responsabili dell’Antica Zecca di Lucca (Roberto Ganganelli e Giuliano Marchetti) eseguirono il primo sopralluogo, le condizioni di conservazione degli oggetti si presentavano assolutamente inadeguate.
Oggi, il “Fondo artistico Luigi Giorgi” è esposto con un percorso permanente nel Museo della Zecca.

 

 

La vita di Luigi Giorgi

 

L’infanzia - Luigi Giorgi nacque a Lucca nel 1848. Il padre Paolo era un abile argentiere e cesellatore che ben presto, però, a causa di difficoltà economiche emigrò in Brasile dove lavorò a Rio de Janeiro e San Paolo avendo come protettore - si dice - nientemeno che l’imperatore Don Pedro II de Alcantara. Ben presto, tuttavia, il padre cessò di dare notizie di sè e Luigi crebbe allevato dalla madre, assieme ad altri tre figli.
Ancora in fasce, Luigi contrasse il vaiolo che lo ridusse quasi alla cecità; sempre in tenera età, poi, subì un secondo incidente, quanto meno curioso sia per gli effetti che ebbe sul piccolo che per i protagonisti. Si trovava infatti, il bambino, in braccio alla madre quando il conducente d’un calesse di passaggio, schioc-cando la frusta, colpì il bimbo al volto cusandogli la perdita dell’occhio sinistro. L’uomo alla guida del calesse era il padre di Giacomo Puccini, la cui involontaria responsabilità nella menomazione subita dal Giorgi verrà taciuta anche a distanza di decenni.
Nell’inverno del 1855-1856, infine, un’epidemia di colera causò al piccolo anche la perdita della madre.
Luigi e i fratelli furono così affidati, per interessamento di uno zio paterno, frate e teologo, alla Pia Casa di Beneficenza di Lucca dove Luigi frequentò la Scuola di Mutuo Insegnamento e apprese i primi rudimenti del mestiere di ombrellaio, che in seguito esercitò in San Michele.


La giovinezza
- Durante gli anni presso la Pia Casa, il giovane Giorgi manifestò una notevole attitudine per la musica - tanto che apprese con facilità vari strumenti - e per il disegno, passione che invece riuscì a coltivare solo dopo i diciassette anni, quando si ritirò dall’Istituto per andare a vivere con la sorella maggiore.
Frequentò quindi l’Accademia di Belle Arti ed iniziò a lavorare presso l’argentiere Panelli dove - si narra - il suo primo lavoro ad essere notato fu una piccola tabacchiera sul coperchio della quale il giovane aveva finemente cesellato una mosca.
Nel 1866 fece di tutto per essere arruolato tra i volontari garibaldini, ma non venne accettato per la mancanza dell’occhio. Nello stesso periodo conobbe Cesira Fannucchi con la quale, nonostante la minore età e l’assenza del consenso dei genitori, si sposò di lì a poco.
Lasciata la bottega del Panelli, il giovane artista lucchese aprì un laboratorio in proprio rimanendo a Lucca ad eserictare la professione di incisore, cesellatore e orafo-argentiere fino al 1882 realizzando gioielli, ostensori, matrici sigillari per conto di istituzioni pubbliche e privati nonchè i primi coni per medaglie.
E proprio quest’ultimo tipo di opere lo avrebbe portato, negli anni seguenti, ad una sempre maggiore notorietà artistica e all’incarico più prestigioso della sua carriera, quello di capo incisore presso la Regia Zecca di Roma e di primo direttore-docente della Scuola dell’Arte della Medaglia.


Firenze e la maturità
- Nel 1882, Giorgi venne chiamato a Firenze per collaborare alle onoranze in occasione della morte di Giuseppe Garibaldi; nel capoluogo toscano, che per breve tempo era stato anche capitale del giovane Regno d’Italia, l’artista potè così perfezionare la propria tecnica incisoria e realizzare i coni per numerose medaglie commemorative che furono assai apprezzate.
Per anni, Luigi Giorgi ebbe studio e laboratorio sul Lungarno Serristori, dove produsse i modelli e i coni per decine di emissioni commemorative. Tra queste ricordiamo quelle per la visita della Regina Vittoria d’Inghilterra a Firenze, per il completamento della facciata di Santa Maria del Fiore, altre dedicate a Francesco Ferrucci, Paolo Toscanelli e Amerigo Vespucci, Dante ALigiheri, Giuseppe Verdi ed alcune, infine, realizzate in occasione di esposizioni e fiere. Nel frattempo, Giorgi continuò ad esercitare anche le attività di incisore di sigilli (ne realizzò, fra gli altri, per il Municipio di Firenze, per la Provincia e per moltissimi committenti privati) e di orafo,
realizzando gioelli e cifre anche per conto di membri della Casa reale, come quella coronata per la Regina Margherita.


Roma: la Regia Zecca - La vasta produzione realizzata tra il XIX e l’inizio del XX secolo fece di Luigi Giorgi uno degli incisori più noti del Regno d’Italia al punto che, nel 1906, concorrendo al posto di Capo Incisore della Regia Zecca con una celebre incisione della modellina romana Graziella - realizzata in appena venti giorni, a fronte di un mese a disposizione - sbaragliò i concorrenti ricevendo le congratulazioni di artisti affermati come quel Domenico Trentacoste con il quale avrebbe, in seguito, collaborato nell’incisione dei coni per la serie di monete del 50°del Regno (1911).
Inaugurata la Scuola dell’Arte della Medaglia nel 1907, Giorgi ne divenne apprezzato docente. Di lui si ricordano l’assiduità e la presenza sul posto di lavoro, che non vennero meno neppure durante la malattia, e la scrupolosità con la quale seguiva personalmente le procedure di realizzazione dei materiali creatori e la coniazione.
L’apice della sua carriera fu quando, tra il 1909 ed il 1910, ebbe l’incarico di realizzare modelli e coni per le monete della Somalia Italiana, che presentò di persona al Re il quale ne rimase impressionato. Oltre che per Vittorio Emanuele III Giorgi realizzò anche coni per la Cina e per i papi Leone XII e Pio X; da quest’ultimo, in particolare, ricevette una speciale dedica che ancora oggi si conserva tra i materiali artistici del grande incisore.
Raffaele Luigi Giorgi morì a Roma, il 24 agosto del 1912, per un attacco di cuore.