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La coniazione manuale a martello

 

Le monete occidentali, ma anche quelle musulmane e indiane, sono state fabbricate, per molti secoli, con una tecnica semplicissima: il tondello, freddo o riscaldato, veniva collocato tra due conii metallici di durezza maggiore e quello superiore veniva colpito con un martello facendo sì che figure ed iscrizioni incise in negativo sui conii s’imprimessero in positivo sulla moneta finita.  A non seguire questa consuetudine sono solo alcune monete greche e ioniche, le serie etrusche e italiche di IV-III secolo avanti Cristo e la monetazione cinese prodotta a partire dal II millennio avanti Cristo: tutte queste emissioni, infatti, furono realizzate per fusione. Per la battitura dei nominali minori, sottili e di piccolo diametro, era sufficiente un uomo solo che reggeva il torsello in una mano e il martello nell’altra. Monete più grandi, come i talleri tedeschi coniati tra XVI e XVII secolo, richiedevano invece l’uso di martelli da impugnare con entrambe le mani, un’impressione delle impronte mediante più colpi e la presenza di un secondo lavorante, che sosteneva il conio per mezzo di apposite pinze dal lungo manico. Le pinze di Colonia, risalenti alla metà del XV secolo, servivano a tenere fermi entrambi i conii e tenere in posizione il tondello; tornate in uso nel Rinascimento, tenaglie simili erano impiegate già nel III secolo dopo Cristo. Per facilitare la produzione di monete venivano talvolta usati conii cosiddetti incavigliati e a scatola, dotati di incastri di varia foggia che permettevano, oltretutto, di ottenere esemplari con orientamenti dritto - rovescio costanti. Esempi di questi conii si hanno già nella monetazione araba del XII secolo, come pure in quella angioina dei secoli successivi. Fino alla fine del XVII secolo, nonostante l’introduzione del torchio a vite, si continuò ancora a battere a martello sia per scelte di immagine, come è il  caso degli zecchini veneti battuti col metodo tradizionale fino alla fine del XVIII secolo, sia per la ritrosia mostrata dalle maestranze nei confronti di ogni innovazione meccanica che potesse sostituirle. Il dispositivo per la coniazione manuale usato dall’Antica Zecca di Lucca è la ricostruzione fedele di quello illustrato nel Weisskunig dell’imperatore Massimiliano ed è strutturalmente simile ad altri usati, nelle zecche occidentali, fino all’avvento della coniazione meccanica nel XVII secolo. La base di legno, rinforzata da cerchiature metalliche, contiene una semisfera di pietra ed una camicia di piombo destinate ad attutire i colpi e scaricare l’energia sulla base stessa; sulla semisfera è poggiato il conio di incudine (pila) fermato con una colata di pece greca, mentre il conio di martello (torsello) è tenuto in posizione a mano o mediante apposite pinze. In altri casi, invece, il conio di pila era inserito direttamente nella base di legno tramite un’estremità a punzone. In tutti i casi il tondello, freddo o scaldato, veniva collocato tra i conii e subiva uno o più colpi di martello che imprimevano su di esso le due facce della moneta. E’ interessante notare come, nella realizzazione del dispositivo, il piombo sia stato dapprima fuso e, quindi, colato nell’alloggiamento scavato sul lato superiore. In tal modo, il metallo ancora liquido è potuto penetrare in una serie di fori nel legno agganciandosi, una volta solidificato, alla base e prendendo, inoltre, l’esatta forma della semisfera di pietra. Quest’ultima parte del dispositivo è mobile e ciascun coniatore può, così, adattarne la posizione e l’inclinazione al proprio modo di coniare, alla statura e alla lunghezza del braccio o del martello. Si può ben dire, dunque, che questo dispositivo destinato alla coniazione a martello anticipasse, ben cinque secoli fa, il concetto di ergonomia oggi applicato ad ogni utensile o strumento di moderna concezione.