LE NOSTRE MONETE? CIRCOLANO DI MANO IN MANO.... DA XIII SECOLI
Il “vino del re” sposa i 4 cavalli del 1788: un binomio di storia e qualità
Il “vino del re” sposa i 4 cavalli del 1788: un binomio di storia e qualità

Il “vino del re” sposa i 4 cavalli del 1788: un binomio di storia e qualità

Scrive di noi Antonio Castellani su Cronaca Numismatica: “Come gli appassionati di numismatica meridionale sanno, nel 1788 la zecca di Napoli realizzò un progetto per la nuova moneta da 4 cavalli in rame che avrebbe dovuto raffigurare sua maestà Ferdinando IV di Borbone, per sostituire le vecchie monete precedenti con lo stesso valore.Questo progetto in rame (mm 18 per g 2,1, gigante 164), di estrema rarità, manca al rovescio del valore e raffigura un grappolo d’uva, simbolo di fecondità ed emblema della coesione del Regno sotto l’egida della Casa Reale, affiancato da due pampini e accantonato dalla data 1788 ai lati. Emblematico il profilo del grappolo, che ricorda la forma di un cuore.

Attorno al ritratto sovrano sul dritto, per mancanza di spazio, la titolatura è quella di SICIL[iarum] REX e il ritratto si caratterizza per i lunghi capelli fluenti e il profilo verista, che nulla nasconde della fisionomia di re Ferdinando.  La moneta di serie, simile ma con indicazione del valore C. 4 (CAVALLI 4) ai lati del grappolo, fu poi battuta dal 1788 al 1792 e anche nel 1804. Oggi quel progetto di moneta, grazie a Vinum Fabulas, è tornato d’attualità dal momento che una versione in argento della prova da 4 cavalli 1788 – fatta coniare dal laboratorio presso il laboratorio della Fondazione Antica Zecca di Lucca – è andata a impreziosire una tiratura limitata di bottiglie di vino bianco e rosso Pallagrello, quello che era “il vino del re”.

Vitigno preferito da Ferdinando IV, il Pallagrello è un antica varietà citata già in una lapide celebrativa fatta installare nel 1775 per volere del sovrano a Piedimonte Matese, nel Casertano, in località Monticello. A questa fece seguito un decreto emanato dallo stesso Ferdinando IV che vietava atutti il transito nelle zone adibite alla coltivazione del vitigno destinato alla produzione del Pallagrello (all’epoca chiamato “Piedimonte”).

Simbolo ricorrente anche nella monetazione classica, presente ad esempio su magnifiche monete antiche di Naxos, Iguvium, della stessa Neapolis, il grappolo d’uva si impone per il suo valore iconico di comunicazione, legato com’è al vino, uno dei pilastri, assieme al pane e all’olio, dell’alimentazione dei popoli mediterranei. Fa piacere dunque che in un settore così sviluppato e importante per l’economia italiana – quello vitivinicolo, noto in tutto il mondo – anche la moneta, per una volta, possa fare da testimonial impreziosendo un prodotto d’eccellenza e, al tempo stesso, mostrandosi in tutto il suo fascino”.

Per visitare il sito di Cronaca Numismatica clicca qui.